Il degrado

MACCHIA

Alterazione che si manifesta con pigmentazione accidentale e localizzata della superficie: è correlata alla presenza di materiale estraneo al substrato (per esempio: ruggine, sali di rame, sostanze organiche, vernici.) Le macchie di dilavamento hanno la forma tipica delle gocce, colori dal grigio al nero, spessore variabile.

EFFLORESCENZA

Formazione di sostanze cristalline in genere di colore biancastro e di aspetto cristallino, o polverulento o filamentoso, sulla superficie del manufatto. Nel caso di efflorescenze saline, la cristallizzazione può avvenire anche all’interno del materiale, provocando il distacco delle parti più superficiali.

DISGREGAZIONE

Decoesione caratterizzata da distacco di granuli o cristalli sotto minime sollecitazioni meccaniche. Comporta un sensibile peggioramento delle caratteristiche meccaniche originarie ed un aumento notevole di porosità.

EROSIONE

Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. Quando sono note le cause di degrado, possono essere utilizzati anche termini come: erosione per abrasione, erosione per corrosione (cause meccaniche), erosione per corrosione (cause chimiche e biologiche), erosione per usura (cause antropiche).

CROSTA

Stato superficiale di alterazione del materiale lapideo o dei prodotti utilizzati per eventuali trattamenti. Di spessore variabile, è dura, fragile e distinguibile dalle parti sottostanti per le caratteristiche morfologiche e, spesso, per il colore. Può distaccarsi anche spontaneamente dal substrato che, in genere, si presenta disgregato e/o polverulento.

ALVEOLIZZAZIONE

Degradazione che si manifesta con la formazione di cavità di forme e dimensioni variabili. Gli alveoli sono spesso interconnessi ed hanno distribuzione non uniforme.

Il restauro

DISINFEZIONE BIOLOGICA

La fase preparatoria alle operazioni di restauro consiste nella disinfezione biologica, mediante applicazione a spruzzo o pennello di biocidi a largo spettro d'azione; tale procedura viene conclusa con abbondanti lavaggi con acqua e spazzole in setole morbide per eliminare eventuali residui di prodotto.

PRECONSOLIDAMENTO

Il preconsolidamento consiste nel ristabilimento della coesione delle superfici maggiormente degradate, mediante impregnazione di resina consolidante, per mezzo di pennelli, con l'interposizione di carta giapponese oppure ad iniezione all'interno delle fessure con siringhe e pipette.

PULITURA

La pulitura è il procedimento che utilizza una gamma di granulati neutri finissimi e gli impacchi. Durante la fase di pulitura, si procede alla rimozione di possibili stuccature eseguite negli interventi di mantenimento precedenti con materiali che, per composizione, possono interagire con la pietra, o che hanno perduto la loro funzione conservativa ed estetica. Tale operazione viene eseguita sia con mezzi manuali (bisturi, scalpelli, martelline, ecc.) sia con mezzi meccanici (microsabbiatrici, microscalpello, vibroincisori, ecc.).

INTEGRAZIONE - STUCCATURA

La stuccatura è una procedura che utilizza impasti di inerte, polvere di pietra di vario colore e legante del tipo calce idraulica che abbiano caratteristiche di colore, porosità e modulo elastico il più possibile vicine a quella della pietra da trattare; la stuccatura ha lo scopo di colmare le lacune e le discontinuità presenti sulla superficie della pietra, qualsiasi sia la loro origine. La microstuccatura viene eseguita nei casi di esfoliazione, microfratturazioni, microfessurazione, scagliatura, per impedire o rallentare l'accesso dell'acqua piovana e dell'umidità atmosferica all'interno della pietra degradata.

PROTEZIONE FINALE

La lavorazione conclusiva consiste nella protezione finale delle superfici lapidee, trattate e consolidate, con stesura di cere microcristalline o di emulsioni cerose in acqua, utilizzate come impermeabilizzanti naturali soprattutto a salvaguardia di capitelli e statue. Tale operazione avviene con l'applicazione, a pennello o a spruzzo, del protettivo, necessario per rallentare il riformarsi delle forme di degrado legate ad agenti atmosferici; esso deve assicurare compatibilità con il materiale lapideo, reversibilità, idrorepellenza senza alterare il valore cromatico della pietra.

La storia

Nel 1846, per volere del sindaco Don Raffaele Stasi e ad opera dell'ingegner Raffaele Petrilli, con delibera approvata dalla Provincia il 1° giugno del 1844, fu dato avvio ai lavori di ampliamento della Piazza dello Spio o Piazza Lucana del Comune di Vallo. Questo progetto nacque con l'idea di realizzare, dopo la costruzione della strada carrabile nel 1844, un ingresso più decoroso, con una grande piazza di forma ellittica circondata da un muro, che potesse esaltare il patrimonio ambientale ed essere il simbolo della civiltà e della storia del paese, che in meno di un secolo, da piccolo borgo di Novi, era diventato una vera città con l’istituzione della Sottintendenza e di tanti altri uffici della burocrazia del Regno. Nello stesso anno, fu progettata la Fontana dalle Quattro Sfingi Leoncine, in sostituzione di una vecchia fonte costruita molti anni prima, rozza e semplice nella forma, ma di portata abbondante, tanto da provvedere all’approvvigionamento di acqua di buona parte del paese.

Dopo la costruzione della nuova strada carrabile, richiesta grazie al decreto reale dell’8 settembre 1792 che promuoveva la costruzione di strade rotabili in tutte le province, la vecchia fontana risultava ingombrare la carreggiata, trovandosi al di sopra della quota stradale.

Fu necessario dunque spianarla e sostituirla con una nuova, più armonica dal punto di vista estetico e con una portata di acqua maggiore, costituita da una grande vasca circolare, da una colonna centrale che sosteneva una tazza con una pigna e da quattro leoni che versavano acqua direttamente dalle proprie bocche.

Le pietre in marmo pardiglio furono ricavate con zappe, picconi e leve, dalla cava delle "Manche" (località Sant'Antonio di Ascea) e trasportate dapprima a mano per una distanza di 70 palmi e poi caricate su stravoli e trascinate dagli asini per palmi 4303, fino al torrente "Fiumarella" (Ceraso); da qui trasportate con carri trainati dai buoi lungo il letto del fiume, sulla spiaggia e successivamente su strada di ghiaia, fino alla piazza di Vallo, dove furono lavorate. Il costo dell’intera opera ammontò a ducati 1100; parte di questa somma andò a carico della Provincia e la restante a carico del Comune.

La fontana fu ultimata dopo la primavera del 1849, a causa dei moti del ‘48 che fecero sospendere i lavori per un paio d’anni. Per problemi idrici, non fu messa in funzione fino al 1870; da allora rappresenta il punto focale sociale della vita dei cittadini vallesi ed in particolare del Rione storico della città.